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Nei pazienti con malattia coronarica una riduzione troppo marcata della pressione arteriosa può aumentare il rischio di infarto miocardico


Medici di numerose istituzioni internazionali consigliano di porre attenzione quando si trattano pazienti con malattia coronarica in presenza di alti valori pressori.

La pressione arteriosa ottimale è definita come una pressione con valori vicini a 120/80 mmHg.

In uno studio, presentato in occasione del Congresso dell’European Society of Cardiology ( ESC ), sono stati presi in esame 22.672 pazienti con malattia coronarica, che avevano alti valori pressori ed erano in trattamento anti-ipertensivo.
I pazienti erano stati reclutati in 45 Paesi nel periodo 2009-2010 e seguiti per un massimo di 5 anni.

Un'analisi statistica è stata condotta confrontando la pressione arteriosa e l'incidenza degli eventi cardiaci indesiderati, utilizzando come riferimento i valori di sistolica nel range 120-129 mm Hg e di pressione diastolica nel range 70-79 mm Hg.

I risultati dello studio sono stati i seguenti:

a) La pressione arteriosa sistolica di 140 mmHg o superiore e la pressione diastolica di 80 mmHg o superiore sono stati entrambi associati a un aumentato rischio di ictus, infarto miocardico e arresto cardiaco;

b) La pressione sistolica inferiore a 120 mmHg e la pressione diastolica inferiore a 70 mmHg erano associati a un aumentato rischio di infarto miocardico e arresto cardiaco;

c) La pressione sistolica inferiore a 120 mmHg e la pressione diastolica inferiore a 70 mmHg non erano associate a un aumentato rischio di ictus;

d) I pazienti di età superiore a 75 anni presentavano un aumento del rischio di un evento cardiovascolare quando la pressione sistolica aveva un valore di 150 mm Hg o superiore o quando il valore della pressione sistolica era di 120 mmHg o inferiore, ma non è stato riscontrato rischio cardiovascolare per la pressione sistolica compresa tra 140 e 149 mm Hg.

Una precedente ricerca aveva evidenziato un paradosso: i pazienti con malattia coronarica la cui pressione arteriosa veniva abbassata a valori inferiori a 120/80 mm Hg apparivano soffrire di infarto miocardico e arresto cardiaco a tassi paragonabili a quelli dei pazienti con valori elevati di pressione arteriosa. Questo è stato indicato come il fenomeno J-Curve.
I risultati dello studio presentato all’ESC Meeting supportano questo concetto.

Gli Autori hanno concluso che si deve usare cautela nell'uso dei trattamenti antipertensivi nei pazienti con malattia coronarica.
Mentre i benefici della riduzione della pressione arteriosa a valori inferiori a 140 mm Hg rimangono evidenti, i vantaggi di abbassare la pressione sanguigna a valori inferiori a 120 mm Hg non sono così certi. ( Xagena2016 )

Fonte: The Lancet, 2016

Xagena_Cardiologia_2016



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