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Rapporto tra azoto ureico e creatinina nel sangue nella popolazione generale e nei pazienti con insufficienza cardiaca acuta


Il rapporto tra azoto ureico e creatinina nel sangue ( BUN / creatinina ) è stato proposto come un parametro utile nella insufficienza cardiaca acuta, ma mancano dati sul normale range e sul valore aggiunto del rapporto rispetto ai suoi componenti separati nei pazienti con insufficienza cardiaca in fase acuta.

Uno studio ha definito il normale range del rapporto BUN / creatinina e ha esaminato il suo significato clinico nei pazienti con scompenso cardiaco acuto.

In 4.484 soggetti della popolazione generale senza comorbidità cardiovascolare, sono stati calcolati i valori normali specifici per età e specifici per il rapporto BUN / creatinina, ricavando un range di valori superiori e inferiori al normale rapporto BUN / creatinina ( superando gli intervalli di previsione del 95% ).

L'associazione tra range anormale e prognosi è stata testata in 2.033 pazienti con insufficienza cradiaca acuta per l'esito di morte per tutte le cause per 180 giorni, morte o riospedalizzazione cardiovascolare o renale a 60 giorni e riospedalizzazione per insufficienza cardiaca entro 60 giorni.

In una coorte di pazienti con insufficienza cardiaca acuta, 482 ( 24.6% ) e 28 ( 1.4% ) pazienti con scompenso cardiaco sono stati classificati rispettivamente in gruppi di valori più elevati e inferiori ai normali.

Il rapporto BUN / creatinina superiore al normale era un predittore indipendente di morte per tutte le cause ( hazard ratio, HR=1.86 ) e mortalità o riospedalizzazione cardiovascolare o renale ( HR=1.37 ), ma non di riospedalizzazione per insufficienza cardiaca ( HR=1.23 ) dopo aggiustamento per altri fattori prognostici che hanno incluso sia la creatinina che BUN.

In conclusione, nei pazienti con insufficienza cardiaca acuta, il rapporto BUN / creatinina superiore al normale range specifico per età e per sesso è associato a una prognosi peggiore indipendentemente sia dalla creatinina che da BUN. ( Xagena )

Matsue Y et al, Heart 2017; 103: 407-413

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